L’UTILE PROVOCAZIONE
«IL MADE IN ITALY È UN ALIBI PER ESSERE PIÙ PIGRI»
DICE L’EX POLTRONA FRAU GIULIANO MOSCONI.
SERVONO PIÙ ORIGINALITÀ, RINNOVAMENTO, COMUNICAZIONE.
VERO O FALSO?
È il 16 dicembre 2016 ed è da poco iniziato un convegno che porta il seguente titolo:
“Il mercato è cambiato: è il momento di reagire!”
Trattasi di quel che viene presentato come la prima edizione dello Shoes Summit, organizzato dalla società di consulenza strategica Italian Way. Alla sua guida c’è un volto noto dell’area pelle:
Giuliano Mosconi, amministratore delegato di Poltrona Frau fino a marzo 2009.
Sua quella che, secondo noi, è l’utile provocazione perché permette di riflettere su senso e (se ancora ce l’ha) valore di un’etichetta che (al di là delle sue faticose, contestate, dibattute declinazioni legislative) da decenni identifica una matrice produttiva, quella italiana, che da sola dovrebbe garantire a un accessorio moda un’identità imbattibile in tutto il mondo. Provocazione, perché sul made in Italy Mosconi non le manda a dire.
«Finora, è stato un alibi per essere più pigri».
Accusa riferita in particolare all’industria calzaturiera nazionale e (forse) anche una sorta di mea culpa, che il manager approfondisce così: «Per recuperare la produzione persa negli ultimi anni e sviluppare l’export, i calzaturifici italiani sono chiamati a superare l’alibi del made in Italy che per anni ha impigrito le aziende perché ha permesso loro di ottenere un posizionamento premium dei loro prodotti pur senza dover esprimere il meglio in termini stilistici e creativi».
Siamo belli, siamo bravi, siamo seduti sugli allori. Questa sembra essere la sintesi:
«Le aziende, col passare degli anni, hanno perso l’abitudine a rinnovare. Oggi occorre tornare a essere originali, per essere differenti sul mercato e rivestire di italianità la loro offerta. Tutto ciò, insieme a una maggiore e più incisiva comunicazione per spiegare il saper fare, l’esperienza, lo storytelling e trovare nuove sinergie distributive».
Nel linguaggio del marketing viene definita call to action.
In modo più aggressivo, possiamo intenderla come una chiamata alle armi, per riappropriarsi di un’identità che deve perdere opacità, ritrovare smalto, riconquistare la sua necessaria concretezza.
Settimanale della pelle
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